Gli antichi vasi Fink

Vaso Fink presente nella Farmacia Toschi

Figura 3 – Fiasca prodotta al tornio senza coperchio. Questo tipo di vaso veniva comunemente usato per le acque medicinali.

La più completa ed esaustiva descrizione dei vasi, che per molto tempo furono erroneamente attribuiti a Ferniani di Faenza o alla scuola pesarese, è riportata nel testo “Da Giuseppe a Leopoldo Fink. Maioliche Bolognesi del Settecento” (Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna), che è stato pubblicato in occasione della mostra di ceramiche Fink che si è tenuta, nel novembre 2000, a San Giorgio in Poggiale, a Bologna.

La descrizione viene riportata, di seguito, integralmente.

“Sulla faccia anteriore (albarello, pisside e fiasca) e posteriore (orciuolo) dei vasi della Spezieria di Pietro Galli, ora farmacia Toschi, a Bologna, è dipinto in rosso porpora-violetto un cartiglio orizzontale definito da un motivo cigliato, simmetrico, composto da serti vegetali stilizzati, sagomati ed uniti fra loro da semicorolle irregolari, e che si estende nella parte mediana del vaso per contenere l’iscrizione.
I bordi del coperchio e della bocca sono profilati in bruno di manganese e dipinti a sfumato in rosso porpora, steso con pennellate circolari. La spalla e la parte inferiore del corpo sono decorati, sopra e sotto al cartiglio, da due rose, una delle quali è quasi sfiorita, orientate in direzioni opposte, dipinte con contorno nero, ornate come di consueto da tre foglie ellittiche, delle quali due contrapposte senza picciolo. In alcuni casi compare anche qualche bocciolo di rosa.
Al centro della spalla, fra le due rose, disegnate in nero e all’interno di una riserva pentalobata definita da tralci fogliati in verde e simmetrici, sono scritte le iniziali PG di Pietro Galli, committente del corredo dei vasi per la propria Spezieria, allora e ancora oggi, in via San Felice a Bologna. Nella faccia posteriore è dipinto in rosso porpora un tralcio di fiori reciso. Nel piede, parallelo al bordo in bruno di manganese, un anello rilevato è dipinto in verde e nero. La presa sul coperchio è a bottone o pigna e dipinta in verde con petali in rosso porpora. Questi vasi sono stati probabilmente realizzati dopo il 1775 nella nuova Fornace di s. Felice ove Giuseppe Fink si trasferì quando terminò la collaborazione con Antonio Rolandi.”

I vasi sono stati ornati “a terzo fuoco”, una tecnica di decorazione e cottura presa in prestito poco dopo la metà del Settecento dal mondo della porcellana. Questo accorgimento tecnico permette di utilizzare una gamma di colori più ampia di quella usata abitualmente per le ceramiche.
Fra i colori nuovi, quelli che non si potevano usare nelle cotture a temperature più alte perché bruciavano, c’è il rosso: il decoro alla rosa, fiore rosso per eccellenza, fu elaborato nelle botteghe pesaresi e così la rosa divenne uno dei fiori prediletti dai migliori decoratori in grado di padroneggiare il terzo fuoco.
Una seconda mostra, intitolata “Bologna e le sue ceramiche. Colle Ameno - Fink - Aldrovandi - Minghetti”, che ha visto in esposizione alcuni esemplari di vasi della Farmacia Toschi, è stata organizzata da Nicoletta Barberini a Palazzo Saraceni nel 2004, in collaborazione con la Fondazione della Cassa di Risparmio e con l’Ascom di Bologna. Di seguito (Figura 3) viene riportata la foto di uno dei vasi presenti in Farmacia.