La teriaca: il sogno, l’invenzione ed il segreto.

Il sogno

La teriaca è un sogno, vecchio come la paura della morte e della malattia. L’utopia di “comporre” un medicamento, di creare un complesso UNICO ed UNIVERSALE, la panacea. La potenza della teriaca sostiene l’illusione e la fantasia di non morire e comunque, assolutamente, di non soffrire.

L’invenzione

Vaso del farmaco Teriaca

Figura 5 – Un vaso di teriaca ancora perfettamente conservata nel Museo Toschi della Farmacia Toschi.

I primi cenni a questo medicamento risalgono a Mitridate VI, re del Ponto (dal 120 BC, all’età di 13 anni) che, come ogni despota, era terrorizzato di essere ucciso per avvelenamento. Egli pensò, con grande spirito innovatore, di creare un medicamento contenente piccole dosi di veleno, supponendo di abituare gradualmente il corpo alla sua azione tossica e di indurlo a produrre, autonomamente, un antidoto (1).
Dal punto di vista farmacologico questa fu l’idea prima, rivoluzionaria, della possibilità di instaurare nell’organismo umano, in seguito ad una ripetuta stimolazione, una desensibilizzazione o tolleranza (mitridatismo o abitudine fisiologica ad un veleno). Una sostanza, somministrata in dosi minime, diventa così capace di provocare, nell’organismo nel quale giunge, delle reazioni di adattamento e difesa che si oppongono ai suoi effetti farmacologici o tossicologici per dosi sempre più elevate. Come a dire: attacco e difesa; attacco e memoria della difesa. Avvelenamento quotidiano, a piccole dosi, e dunque costruzione quotidiana di una difesa ad un possibile avvelenamento massivo.

Lo stesso meccanismo ispirò, quasi due millenni più tardi, l’ipotesi di attivazione del sistema immunitario alla base della moderna microbiologia. La terapia vaccinale. Antigene ed anticorpo. Riconoscimento del nemico (batterio), acquisizione, immunomediata, di una difesa. Più tardi fu Galeno (nato a Pergamo, in Turchia nel 129 DC, durante il regno dell’imperatore Adriano) a riprendere la “Triaca o Teriaca” (dal greco therion, ossia bestia selvaggia), citando il medico di Mitridate ed Andromaco il Vecchio, che dedicò a Nerone un poema sull’argomento (La Theriaca contro le vipere, detta Galene (a.i.1)).
Galeno, ispirandosi alla Teriaca di Andromaco, ideò e realizzò un medicamento, destinato all’imperatore Marco Aurelio, costituito da carni di vipera, da circa sessanta erbe, da sostanze aromatizzanti e da eccipienti. Più o meno questo prodotto, la Teriaca di Andromaco, come anche Galeno la chiamò, venne tramandata nei secoli e divenne la “formula base” dei medicamenti prodotti, con questo nome, in tutta Europa (2).

Nel dodicesimo secolo la migliore, la più universalmente nota, veniva fabbricata a Venezia ed esportata in Inghilterra. Molte altre città italiane e del Mediterraneo divennero, negli anni, centri di produzione della triaca, come Bologna, Padova, Milano, Genova, Costantinopoli ed il Cairo.
La teriaca veniva preparata in pubblico, tra cerimonie, controlli e ritualità. Ed ogni inefficacia della triaca veniva attribuita ad una cattiva preparazione (1).

Il segreto

La teriaca era un elettuario composto molto complesso. Gli elettuari erano dei saccaroliti (a.i.2), “forme farmaceutiche” che potevano essere solide, molli o liquide (schema 1).

Saccaroliti solidi
1. Grani4. Biscotti
2. Tavolette5. Pastiglie
3. Cioccolate36. Canditi
Saccaroliti molli
4. Conserve o marmellate7. Paste
5. Elettuari e confetti8. Gelatine
6. Elettuari oppiati
Saccaroliti liquidi
1. Sciroppi2. Melliti

Schema 1: Classificazione degli elettuari (da Farmacopea Ragionata, Tomo 1°, 1842).

Ma a questo punto è necessario svelare il vero segreto della teriaca, che oggi possiamo ben comprendere mentre in tempi antichi era misterioso. La teriaca non era più un medicamento volto principalmente, come forse ai tempi di Mitridate, alla difesa da un ipotetico avvelenamento ma era diventato un potente farmaco, che oggi verrebbe definito complesso, costituito da più di sessanta piante.
La complessità della teriaca portò un medico, filosofo e straordinario naturalista bolognese, Ulisse Aldrovandi (1522-1605) a rischiare la sua carriera pur di richiederne, durante la preparazione e prima della vendita, un controllo di qualità ed una “etica” semplificazione. Il perché dell’efficacia della triaca, Aldrovandi cominciò a coglierlo senza ancora saperlo con certezza, non stava nel numero elevato e forse ingiustificato di componenti, non nel misticismo e nella stregoneria legate alla sua preparazione, ma risiedeva nell’attività, assolutamente straordinaria di alcuni estratti, fondamentali per il suo effetto.
Il resto poteva essere fonte di inquinamento, poteva generare frode, imbroglio o aumento ingiustificato del prezzo.
Oggi sappiamo, come forse Aldrovandi aveva supposto, che nelle virtù e nell’efficacia di pochi componenti risiedeva il segreto della teriaca. Egli aveva capito che “dividendo” questa miscela complessa si poteva arrivare a comprenderne il segreto. La teriaca conteneva oppio. Era un elettuario oppiato. E non è universalmente nota alcuna stregoneria capace di produrre gli effetti dell’oppio, mentre è noto che l’oppio abbia un effetto da molti definito magico.

La teriaca, come ben oggi possiamo immaginare, è stato uno dei prodotti farmacologicamente più attivi disponibili sul mercato per diciotto secoli (3), durante i quali la sua composizione sopravvisse pressoché immodificata. Solo all’inizio dell’ottocento, quindi quasi due millenni dopo la sua formulazione, venne isolato e riconosciuto da Sertürner il principio attivo dell’oppio: la morfina. Un vaso di teriaca è ancora visonabile presso il museo della Farmacia Toschi. Considerato il divieto di preparazione della teriaca a Bologna (fine ‘800) la preparazione, molto ben conservata, che odora ancora di tamarindo e liquirizia, ha certamente più di cento anni.

Il Discorso di Ulisse Aldrovandi

Riflessioni di Ulisse Aldrovandi sulla teriaca e più in generale sui rimedi semplici e complessi tratte dal “Discorso naturale di Ulisse Aldrovandi” (1572-1573): 

“Però non potiamo se non grandemente laudare la medicina, quando noi vedemo che il medico che vuol medicare s'attacca più alle medicine semplici che la natura ha create che non fa a quelle che sono composte e trovate per inventioni d'Hippocrate, Galeno, Avicenna, Aegineta e tanti altri greci. Di modo che è molto meglio, potendosi, medicare con l'acqua chiara, che usare acqua di buglossa e cinoglossa, o sia bagno di Maria, o distillate a cappello.
Noi veggiamo quei antichi medici essersi contentati de medicamenti semplici et non composti, per più sicurezza che hanno trovato in quegli, havendo veduto molte volte fallacie ne' medicamenti composti, sì come tutto il giorno si ritruova in molti luoghi appresso gli speciali, sì per l'ignoranza di essi, sì anco per non ci essere medici molte volte intelligenti in questa pharmaceutica che possino mostrare gli errori e insegnare la verità a detti speciali. Là onde non è meraviglia se ivi sono ottimamente composti e misti, spesse volte ponendovi una cosa per un'altra, et, miste che siano, niuno, quantunque peritissimo, sa conoscere le fraudi.
Però non si può far migliore cosa nelle città che constituire protomedici intelligenti in questa professione, che possano scoprire questi errori et insegnare la verità per utile publico, né fare come in molti luoghi fanno, dove fanno protomedici potere gli legitimi dalli spurii et / adulterati distinguere, portando di ciascuno la mostra seco, acciò non potesse essere aggabbato dagli spiciali et potesse scrivere l'historia degli veri et varii subterranei inanimati…Però, a provedere a questi errori, sì come più volte ho dimostrato nel collegio nostro de philosophia e medicina, tre cose ci vorrebbono a constituire la vera pharmaceutica, per fugire questi errori e inganni. Speciali intelligenti, acciò potessero bene aprire gl'occhi, così nel comprare et servirsi di questi aromati, et parimente havere l'arte vera del comporre varii anthidoti et composti ch'oggidì s'usano da medici.

La seconda causa non è de menore importanza della prima, anzi più: che siano huomini dabene et di bona conscienza, percioché, quantunque i protomedici siano soprastanti alle compositioni et gl'avertiscano in ogni minima cosa, nondimeno, se vogliono usare malitie, possono da altro tempo aggiongere a quel composto et antidoto, fatto alla presenza del protomedico, che era già spedito, et in parte venduto, aggiongere, dico, al medesmo antidoto gli semplici deterrimi et adulterati, ch'hanno ascosto in qualche loro luogho, preparando e acresciendo la medesima compositione. Siché è manifesto, se saranno huomini di buoni costumi et ch'habbiano il timore di Dio avanti gl'occhi, havranno a cura la vita degl'huomini come cosa preciosissima, posponendo ogni guadagno loro, il quale de tristi è il principale scopo. Et di queste fraudi et inganni de semplici e composti io ne posso fare fede a V. S. Ill.ma / et Ecc.ma insieme con gl'altri signori dottori del collegio nostro, co quali di compagnia habbiamo molte volte ritrovato (et massime nel principio delle visite nostre, che si cominciorno a fare et visitare ogni tre mesi tutte le speciarie) molti semplici deterrimi et altri composti, quai, da noi reprobati, alla presenza nostra gli facemmo gettare nelle publiche latrine, acciò loro non le potessero più usare per buone, con danno loro et vergogna -di modo che, con queste nostre visite et castighi loro e danni, habbiamo talmente reformate le nostre speciarie di Bologna, che homai si puole andare alla sicura: che volesse Iddio che così in ogni città et castello fussero redotte le speciarie a tal forma come le nostre.

La terza causa et ultima a ridurle ad una perfettissima forma è che in ogni città e castelli siano protomedici, eletti a vedere ogni semplice che nelle loro speciarie si conserva, o siano piante integre, o parti loro infinite, quali per brevità taccio, overo siano radici, foglie, fiori, feutti et semi, legni, corteccie, escrementi, come resine, lachrime, succi e liquori et acque destillate, et pietre, gemme, terre, metalli, mezzi minerali et altri misti inanimati, succi concreti, come sandarache, sali diversi, bitumi, pissasfalto, chiamato mumia dagli arabi -et le parti de molti animali che sono all'uso medico, de quali alcuni intieri entrano nella medicina, come cantarelle, schinchi marini, scorpioni, vipere, lodole, rondine, passero troglodite, chiamato chi è quello che non vede il danno manifesto che nasce dall'ignoranza del medico in dar gli medicamenti all'huomo, perché, invero, è di troppo gran' momento, perdendosi la vita, se non si dà rettamente il medicamento.
Ma gli errori che si commettono nell'altre arti et danni che sono in quelle non sono a modo alcuno da somigliare a quei del medico, percioché in man d'un' cattivo molinaio non si perde se non la farina, nelle mani del marescalco il cavallo, non curandosi come deve, nelle mani dell'avvocato la robba, in quelle del sarto le vestimenta, in quelle dell'architettore gli edifici, ma nelle mani del medico ignorante si perde la vita che è tanto preciosa et cara… Però veramente è degna di laude la medicina quando è alloggiata nella testa d'un' medico dotto, grave, prudente et esperimentato, perché questo tal medico con la scienza sua conoscerà l'infirmità, con la saviezza cercherà la conveniente medicina et con la grande esperienza saprà applicarlo et medicarlo.

Sulla preferibilità dei medicamenti semplici rispetto ai composti e dei noti rispetto agli esotici. Sui surrogati. Hora, tornando al nostro primiero proposito, dico che sarà molto più utile per gli poveri infermi che gli medici di buon' giudicio usassero gli medicamenti semplici, overo composti de pochi semplici (sendo alcuna volta necessario usare gli misti per gli morbi misti), che tanta varietà di composti usare. / et di più, come ho detto di sopra, è molto più utile et più laudabile usare semplici delle nostre regioni, massime quei che sono cogniti delle loro facultà, più presto che dell'Indie et altri paesi lontani: parlo di quegli indiani, come radici, gomme et simili, de quali siamo dubbii et incerti -ma, de quegli che siamo certi et che l'esperientia et uso quotidiano mostra giovamento, quegli potiamo usare, et per se soli, et ne composti, per gli morbi misti et difficili, sì come la cannella, cassia solutiva, il legno santo, l'incenso, il been de profumieri, tamarindi, dattili, nardo indico, giunco odorato et simili altri che per brevità taccio. Plinio, nel XIX libro delle sue Historie naturali, dice a questo proposito di usare rimedii semplici. Piace alla natura di usare rimedi facili a ritrovarsi et con poca spesa e che per tutti e luoghi s'offeriscono -et questi rimedii propiamente sono chiamati da greci euporistica, cioè facile a ritrovarse.”

Bibliografia

1) Griffin, J.P., Venetian Triacle and the Foundation of Medicin Regulation, Br J Clin Pharmacol, 58:3, 317-325.

2) Blanchard, D.L., Bartisch on Theriac, Arch Ophtalmol, 119, 2001, 1360-1363.

3) Norn, S., Kruse, P. e Kruse, E., Opiumsvalmuen og morfin gennem tiderne (Hystory of opium poppy and morphine, Dansk medicinhistorisk arbog, 33, 2005, 171-84.

4) Henry, N.E. e Guibourt, G., Farmacopea Ragionata ossia Trattato di Farmacia Pratica e Teorica, Tomo 1°, 1842, Vincenzi e Rossi Tipografi Editori, 1842.

Note:

a.i.1) Galene, una delle nereidi, ninfe marine benevole, la patrona della bonaccia, della tranquillità.
a.i.2) I saccaroliti erano medicamenti contenenti lo zucchero o il miele come eccipienti o come principi predominanti.
a.i.3) Saccarolito solido di cacao.